Chiara Taormina
Riflessioni, poesie, racconti, haiku, libri.
mercoledì 7 dicembre 2011
Il mio libro per bambini sulla Palermo vegetariana. con un articolo splendido di Fabio Vento
http://it.paperblog.com/ruggero-coniglio-coraggioso-insegna-ai-bambini-l-amore-per-gli-animali-298690/
mercoledì 28 settembre 2011
Musa d'oriente
Musa d’oriente
Al vespro dell’avvenire
ruba stelle
da incorniciare
nel cielo
senza destino
Musa d’oriente
Sfiora il sole
che sgretola
l’aurora del domani
Mani che arrancano
nel mistero
di un sorriso
Musa d’oriente
l’astragalo
sotterraneo
infonde
la vita
Ricordo che lento
svanisce
All’ardore di un segreto
risponde
preghiera
di rimpianto
La soglia
del tuo ventre
ha
scaglie di drago
sul respiro
dei sogni
Remi che spezzano
onde di ciclope
musa d’oriente
il tuo volto
è messia
d’eternità
ha voce
d’aspra salsedine
diaspora del vento
Tutti i diritti riservati
domenica 31 luglio 2011
mercoledì 23 marzo 2011
Qual è la differenza tra l’essere donna, scrittrice e madre?
Essere donna significa mutare continuamente idea sulle priorità della vita, per lasciarsi sbocchi in vari campi dell’esistenza.
La donna ha il fascino del mistero, anche senza avvedersene sa essere ammaliatrice e sirena. Ha il volto candido dell’incorruttibilità, anche quando si macchia delle colpe più abiette. Il suo alter ego, l’uomo, ne è incondizionatamente dipendente e non può fare a meno dell’abile fascino da predatrice silenziosa.
Una scrittrice è una donna che mente spudoratamente e che inventa storie per catturare l’attenzione degli altri.
Una donna di solito mente senza farsi scoprire, ma una scrittrice è una mentitrice allo scoperto, una donna senza il velo della falsità perché nei suoi scritti ha la forza di mostrare solo la verità adeguata alla finzione del racconto.
Una madre, invece, è di sicuro una donna, però può anche essere una scrittrice, ma ha una marcia in più rispetto alle due categorie precedenti: ha una maggiore sensibilità, una maggiore capacità comunicativa e una mancanza di interesse per la finzione, finalizzata all’accettazione da parte della società.
Una madre è una donna che ha solo una condizione interiore: l’assoluto appagamento scaturito dal fatto che un altro essere vivente dipende dal suo incondizionato amore.
E’ una realtà sublime, che non ha bisogno di essere camuffata dalle bugie per abbellire una vita arida e senza scopo.
Di conseguenza, ricapitolando la donna è una creatura fragile che tende a crearsi un’identità a secondo della tendenza della società, la scrittrice inventa e racconta in modo fedele la sua condizione interiore, adeguandola agli standard editoriali, una mamma è una donna sincera e spesso appagata dal suo unico scopo di crescere un figlio nel migliore dei modi. Un piccolo essere è spesso il riflesso di ciò che è la madre e sarà il futuro di una società sfaldata da valori dispersi.
Una madre ha la responsabilità di non adeguarsi ai canoni imposti dalla collettività e, forse, per questo è l’unico “mestiere” che resiste alla corruzione dei tempi d’oggi.
venerdì 21 gennaio 2011
RITORNAR BAMBINI Kahlil Gibran
Le cose che il bambino ama
rimangono nel regno del cuore
fino alla vecchiaia.
La cosa più bella della vita
è che la nostra anima
rimanga ad aleggiare
nei luoghi dove una volta
giocavamo.
giovedì 20 gennaio 2011
Osservazioni sull’evoluzione del Fantasy, come genere letterario.
Le origini
Il regno delle fiabe è vasto, profondo, eminente e colmo di molte cose: vi si trovano animali ed uccelli d’ogni genere; mari sconfinati e stelle innumerevoli; bellezza che incanta e pericolo onnipresente; gioia e dispiacere taglienti come spade. Un uomo può, forse, ritenersi fortunato di avervi vagabondato, ma sono proprio la sua ricchezza e la sua stranezza a legare la lingua di un viaggiatore che volesse riferirle. E mentre egli si trova là, è pericoloso porre troppe domande, perché i cancelli si potrebbero chiudere all’improvviso, e perdersene le chiavi.
(da Sulle Fiabe, J.R.R. Tolkien)
Tentare di trovare un momento preciso nella storia dell’umanità per collocare la nascita della fantasia, è un compito impossibile, almeno per il momento. Per certi versi, quindi, le storie che l’uomo inventava per spiegare dei fenomeni allora incomprensibili da un punto di vista scientifico, possono essere considerate un primo embrione di quello che saranno poi i Miti epico-religiosi, le Fiabe, e, arrivando sino ai nostri giorni, i racconti Fantasy. Se la mitologia delle civiltà mediterranee ha fatto da base per lo sviluppo del genere letterario del Fantasy, le leggende dei Vichinghi e delle popolazioni Celtiche, hanno senza dubbio avuto l’influenza maggiore sulle storie che appartengono a questo genere letterario.
La mitologia nordica ci è giunta principalmente grazie ad uno scrittore islandese del 1200, Snorri Sturluson, che raccolse nell’Edda le leggende ed i miti che erano stati la base della cultura vichinga, traducendole dal Norreno (antica lingua germanica). Come la maggior parte delle mitologie, quella dell’Edda riguarda soprattutto divinità, eroi e l’eterna lotta tra bene e male.
Sebbene la fantasia sia un valore appartenente all’umanità sin dai primordi dei tempi, il Fantasy è un genere letterario relativamente recente, nato alla fine dell’ottocento in seno alla cultura anglosassone. È un genere di narrazione intermedio tra l’epico e il fantastico, i cui elementi principali sono il mito e la fiaba. A differenza della narrativa fantastica, che usa scenari reali contaminandoli con eventi soprannaturali, il Fantasy descrive mondi immaginari, completamente avulsi dal nostro. Gli studiosi accettano come data di inizio del Fantasy moderno il 1895, anno in cui William Morris pubblicò il romanzo The wood beyond the world (Il bosco oltre il mondo).
In Italia, il romanzo Fantasy viene identificato con alcuni suoi filoni, più precisamente con quelli ambientati in mondi immaginari (High Fantasy)differenti dal nostro, caratterizzati dall’uso della magia (Sword and sorcery), abitati di solito da eroi epici (Heroic Fantasy).
Il primo sottogenere denominato Sword and sorcery (spada e magia), deriva dai romanzi d’avventura come quelli di Salgari e di Verne, assumendo la sua connotazione Fantasy, nella trasposizione dalle riviste Pulp Magazine, pubblicate negli Stati Uniti fino agli anni cinquanta. Una delle caratteristiche principali delle opere di questo filone, era la presenza costante di eroi maschili, muscolosi e valorosi, che salvano donne in pericolo, dopo avere affrontato eventi soprannaturali e potenti magie.
L’altro filone, l’Heroic Fantasy (Fantasy Eroico), prende l’avvio dalla letteratura di William Morris, esponente del neogotico.
Le signore del fantasy
Benché nel fantasy spicchino molti autori di sesso maschile, vi sono anche molte donne che hanno contribuito a innalzare il livello e la notorietà di questo genere di letteratura.
La californiana Marion Zimmer Bradley, fa parte di un gruppo ristretto di autrici, che negli anni cinquanta, hanno sviluppato nel genere Fantasy, un proprio stile inconfondibile, contraddistinto anche da una raffinata introspezione psicologica, riuscendo a valorizzare maggiormente la figura femminile all’interno delle opere di tal genere.
La Bradley, ha operato un cambiamento di rotta nello speciale sottogenere della Sword and sorcery; riuscendo ad integrare i ruoli dell’uomo e della donna. L’affermazione dell’uomo, come erculeo eroe che aveva il compito di salvare il mondo, spesso, nel Fantasy andava a discapito dell’uguaglianza dei ruoli e delle competenze possedute dalle donne. Troppo spesso, gli autori concentravano tutta la loro attenzione sull’uomo, relegando la donna al ruolo di semplice damigella in pericolo, escludendola, in definitiva dalle avventure dei protagonisti maschili. Marion Zimmer Bradley, mise in evidenza il bisogno di equiparare le due diverse identità (il maschile e il femminile), non solo dal punto di vista psicologico, ma soprattutto, per le abilità possedute. L’eroicità, infatti, non è soltanto una prerogativa maschile, donata dalla forza dei muscoli, ma è anche un diverso atteggiamento nei confronti del pericolo. Di conseguenza la donna, vivendo estreme situazioni di difficoltà, può mettere in luce il proprio valore che non proviene dall’esibizione della forza fisica, ma, dalla capacità individuale di reagire alle avversità.
[…]Le Fanciulle Prescelte di queste storie, però, non aspettano un Eroe che le salvi dal fato che le attende. Ciascuna di queste Fanciulle Prescelte che ho deciso di presentarvi, affronta la cosa in modo diverso ed ognuna di esse è un’eroina a pieno titolo. Credo che sia questo il valore della narrativa eroica, e cioè che essa ci obbliga a confrontarci con quanto di eroico c’è in noi stessi e ad affrontare i nostri incubi e l’immagine che ci siamo costruiti di noi stessi. Non credo che questa esigenza sia limitata ai soli uomini o alle sole donne. Storie che si occupano solo di faccende maschili sono storie a metà, come lo sono quelle che parlano solo di faccende femminili: sono entrambe solo la metà della verità umana. In ognuno di noi c’è il maschile ed il femminile, e credo che sia gli uomini che le donne possano leggere queste storie e trovare sia il bene che il male che c’è in ognuno di noi. Il valore non ha razza, né colore, né sesso. Il fatto che io abbia scelto racconti che riguardano soprattutto le donne è una questione di preferenza personale, non un pregiudizio. Il fatto che abbia scelto storie che parlano sia di uomini che di donne, e scritte inoltre sia da uomini che da donne è, spero, un segno dei tempi ed una prospettiva per il futuro della narrativa eroica.
(Tratto dall’antologia, a cura di Marion Zimmer Bradley, Storie fantastiche di spada e magia, editrice Nord.)
Il bene e il male, diceva la Bradley, non appartengono solo all’uomo o solo alla donna, fanno parte dell’umanità, senza distinzione di sesso. Siamo parte di un Tutto in cui non c’è spazio per le differenze o per la disuguaglianza delle parti, l’uomo e la donna possono coesistere nella letteratura Fantasy, come nella vita reale, senza prevaricazione alcuna.
Marion Zimmer Bradley, caposcuola riconosciuta della Heroic Fantasy, ha scritto numerosi successi, ma in Italia si è affermata con Le nebbie di Avalon e La torcia.
Katharine Kerr è anch’essa americana, di San Francisco, che è una delle città statunitensi più rivolte all’europeismo. La scelta di vivere in questo luogo, è in linea col fervido interesse che la Kerr ha da sempre dimostrato per la cultura europea, in particolar modo per la religione e la cultura dei Celti. Lo studio approfondito e puntiglioso della religione druidica e della mitologia celtica, ha ispirato l’autrice ad operare nei suoi romanzi una scrupolosissima ricostruzione storica, amalgamandola all’invenzione fantastica, unendo, con armonia d’intenti, la fantasia allo studio dei personaggi e ai loro sentimenti.
La figura del druido (la casta sacerdotale dei celti), è stata da sempre molto difficile da inquadrare, poiché per la sua spiccata fluidità, incarna la mediazione tra il volgo (il popolo) e la sfera divina. Il druido, infatti, era vate e oracolo, mago e tessitore di incantesimi. Tra gli studiosi della religione druidica vi sono state, a tal proposito, diverse controversie, scaturite dall’impossibilità di definire, con precisione, tale figura nell’ambito della cultura celtica. Imprecisione, tra l’altro, apportata dalla divergenza delle fonti, che costringe a unire testimonianze di origine romana – da Cesare a Strabone –, con altre legate al mondo irlandese; di questa enigmaticità del druido, la Kerr ha dimostrato di esserne ben consapevole, delineando in maniera opportuna i suoi personaggi del ciclo di Devery, che inizia con La lama dei druidi. L’innovazione che la Kerr ha apportato nel Fantasy, è proprio la coniugazione di una vicenda fantastica con il quotidiano storico/religioso del mondo celtico.
Alla luce di queste brevi considerazioni, posso sicuramente affermare che Katharine Kerr, è un’autrice dotata, non solo di un talento narrativo di rara solidità culturale, ma anche di grande sensibilità che conferisce alle sue opere un inconfondibile pathos femminile, nobilitando i personaggi e donando ai suoi lettori pagine cariche di sentimenti veri e toccanti.
Dopo la breve trattazione su queste due autrici contemporanee, che ho preferito a tante altre per un mio gusto personale, voglio solo aggiungere che il Fantasy, come genere letterario, non ha solo lo scopo di divertire; infatti, anche le invenzioni più fantasiose si concentrano intorno ai temi fondamentali della nostra esistenza.
Marion Zimmer Bradley – equiparando le donne agli uomini – e Katharine Kerr – mischiando la storia e la cultura europea all’invenzione fantastica –, hanno operato una profonda saldatura, tra il mondo della fantasia e quello dei problemi reali e sociali della nostra era.
Chiara Taormina
Palermo 20 gennaio, 2011
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